Romania: un sistema politico al collasso

Le vicende e gli avvenimenti che hanno segnato la vita dei partiti rumeni nelle ultime settimane hanno messo chiaramente in luce la presenza, all’interno del Paese, di un sistema politico piuttosto debole. In particolare i contrasti interni alla maggioranza e l’incapacità da parte del partito social-democratico di riorganizzarsi come forza di opposizione costituiscono la prova più evidente di una generale crisi del mondo politico. Mentre, quindi, il partito di Nastase appare prossimo alla rottura, la tensione fra i partiti di governo sale e il rischio di una paralisi del sistema si fa sempre più forte.

Cristina Columpsi

Equilibri.net (06 aprile 2006)


Le recenti prese di posizione del partito conservatore che hanno riguardato, in primo luogo, la nomina del Presidente della Camera e, in secondo luogo, l’apertura verso l’ex leader socialista Nastase hanno creato all’interno della coalizione di governo non pochi malumori. In particolare il partito liberale e quello democratico hanno fortemente criticato il corteggiamento da parte dei conservatori nei confronti dell’ex leader socialista a tal punto da considerare la possibilità di una esclusione degli stessi dalla coalizione e la conseguente formazione di un governo minoritario. Le condizioni di fragilità ed instabilità della maggioranza risultano, inoltre, ulteriormente aggravate dalla crescente tensione fra il partito democratico e quello liberale. Le opinioni divergenti circa la ricerca di nuovi alleati e il differente atteggiamento nei confronti del partito socialdemocratico non fanno che accrescere, infatti, le divisioni e le incomprensioni fra i due principali partiti della coalizione alimentando, quindi, confusione ed instabilità all’interno della maggioranza. D’altra parte la crisi del partito socialista, seguita alla caduta di Nastase, e l’incapacità di svolgere un’efficace azione di opposizione mettono in luce la presenza, sul fronte opposto, di un quadro molto simile e privo al tempo stesso di segnali di miglioramento. Ne deriva, quindi, il rischio di una paralisi dell’intero sistema e l’eventualità sempre più probabile di un ricorso ad elezioni anticipate.

La maggioranza

Le vicende politiche rumene delle ultime settimane hanno mostrato, in maniera piuttosto chiara ed evidente, la scarsa coesione presente all’interno della maggioranza e l’estrema debolezza del governo di Tariceanu. Nell’ultimo periodo, infatti, alla fragilità tipica di una coalizione caratterizzata da una presenza partitica eterogenea, si sono sommate, infatti, una serie di posizioni e atteggiamenti che hanno ulteriormente sconvolto gli equilibri della maggioranza rendendo sempre più probabile l’eventualità di una crisi di governo. In particolare i contrasti che hanno alimentato e alimentano ancora un clima di tensione fra i partiti di governo sono riconducibili sostanzialmente a due importanti questioni: la posizione del partito conservatore e il rapporto fra liberali e democratici. Il partito di Voiculescu, infatti, più delle altre formazioni ha assunto nell’ultimo periodo un progressivo atteggiamento di auto-esclusione ed allontanamento nei confronti dei partiti alleati rischiando, quindi, un possibile spaccamento della maggioranza con inevitabile caduta del governo. La decisione di sostenere, per la nomina alla Presidenza della Camera, un candidato diverso da quello proposto dagli altri partiti della coalizione e la disponibilità mostrata recentemente riguardo ad una possibile accoglienza dell’ex leader socialista e rivale Nastase, hanno infatti suscitato critiche da parte degli alleati, ed in particolare da parte dei liberali. Tuttavia la questione che costituisce il vero punto di rottura fra i partiti della maggioranza riguarda il possibile ingresso dell’ex leader socialista nel governo. La figura di Nastase, infatti, in quanto simbolo della classe politica corrotta alla quale idealmente liberali e democratici si oppongono, arrecherebbe seri danni all’immagine della maggioranza creando all’interno della coalizione una forte contraddizione. Di qui l’assunzione da parte dei liberali di una posizione intransigente che ha, infatti, portato il partito a valutare la possibile esclusione dei conservatori dalla maggioranza. Tuttavia dal momento che liberali, democratici ed il partito dell’Unione ungherese non dispongono della maggioranza dei seggi in Senato, la sopravvivenza del governo sarebbe legata inevitabilmente al sostegno di un’ulteriore formazione. Nell’eventualità, quindi, di un’uscita di scena dei conservatori la ricerca di nuovi alleati disposti a fare il proprio ingresso nella coalizione diverrebbe una questione assolutamente necessaria e della massima priorità. Tuttavia proprio questa scelta che, in quanto in grado di influenzare gli scenari politici futuri, risulta essere estremamente delicata rappresenta al tempo stesso l’elemento di maggiore divisione fra i partiti della coalizione. In particolare se da una parte i liberali si mostrano favorevoli ad un appoggio esterno del partito della Grande Romania, dall’altra i democratici sembrano indirizzarsi maggiormente verso alcuni gruppi del partito socialista. In realtà però, contrasti a parte, gli avvenimenti recenti hanno mostrato come una prima cooperazione fra il Partito della Grande Romania e il governo sia già avvenuta. In occasione della votazione per il Presidente della Camera, nel momento in cui il sostegno dei conservatori è venuto a mancare, la maggioranza si è infatti trovata costretta a dover chiedere proprio i voti di quest’ultimo. Tuttavia, se si considera l’ostilità del partito ungherese nei confronti di questa formazione, l’eventualità di un’ulteriore futura collaborazione fra il partito della Grande Romania ed il governo risulta essere piuttosto improbabile. Al contrario, invece, il partito democratico sembrerebbe maggiormente interessato ad un’alleanza con quello social-democratico. L’informale cooperazione già precedentemente avviata con un’ala del partito, il gruppo Cluj guidato da Ioan Rus, e le recenti dichiarazioni del segretario generale del Psd Miron Mitrea rendono, infatti, piuttosto plausibile l’ipotesi di una futura alleanza fra le due formazioni con evidenti ed inevitabili ricadute sul rapporto fra democratici e liberali.

La crisi del partito social-democratico

Il coinvolgimento di parte della dirigenza del partito social-democratico in episodi di corruzione e scandali giudiziari ha portato quella che poteva essere considerata fino a poco tempo fa una delle maggiori formazioni politiche del Paese in uno stato di profonda crisi. La caduta di Nastase e dei suoi seguaci ha, infatti, distrutto l’identità del partito che, al tempo stesso, ha dovuto affrontare da una parte la necessità di un rinnovamento interno sia ideologico che morale e, dall’altra, il nuovo impegno politico come forza di opposizione. Nell’ultimo periodo, quindi, il Psd ha dato vita ad una serie di diverse anime che continuando a generare confusione nella pubblica opinione non hanno potuto giovare in alcun modo all’immagine del partito rendendo invece sempre più teso ed instabile il clima politico. Se, infatti, le voci circa un possibile ingresso dell’ex leader socialista nel partito dei conservatori hanno provocato da un lato diversi contrasti all’interno della maggioranza, dall’altro, non hanno fatto che alimentare ulteriormente lo smarrimento e la crisi dei social-democratici. Nonostante il coinvolgimento in episodi di corruzione l’ex leader Nastase continua a rappresentare, infatti, un importante punto di riferimento per diversi esponenti del Psd, ragion per cui una sua eventuale uscita potrebbe determinare anche lo spaccamento del partito. Sul fronte opposto si collocano, invece, i nuovi quadri del partito che, pur essendo favorevoli ad una permanenza di Nastase all’interno del Psd allo scopo di evitarne la rottura, mirano ad escludere e scoraggiare in qualsiasi modo il ritorno dell’ex leader in prima linea. Obiettivo principale di questi ultimi risulta essere, infatti, soprattutto la costruzione di una nuova identità ideologica e politica. Da qui l’apertura verso i democratici e le valutazioni circa una possibile allenza con questi ultimi, che potrebbe rappresentare inoltre una nuova occasione per un ritorno del partito all’esecutivo.

Conclusioni

Gli avvenimenti che hanno segnato la vita politica rumena delle ultime settimane hanno messo in luce l’esistenza di un quadro piuttosto critico. La crescita dei contrasti fra i partiti di governo, da un lato, e l’incertezza sul futuro di quello social-democratico, dall’altro, hanno determinato infatti l’insorgere nel mondo politico di un diffuso clima di tensione e confusione. In particolare l’assenza di coesione all’interno della maggioranza rappresenta per l’esecutivo di Tariceanu un elemento di estrema debolezza, che potrebbe portare da un momento all’altro ad una rottura della coalizione, prima, e a una caduta del governo, poi. Al tempo stesso l’eventuale ricorso ad un governo minoritario con appoggio esterno di altre formazioni politiche potrebbe presentare alcuni ostacoli. Il sostegno o, diversamente, l’eventuale ingresso del Partito della Grande Romania all’interno della coalizione potrebbe, infatti, incontrare l’opposizione del partito dell’Unione democratica ungherese, politicamente ed ideologicamente in antitesi rispetto al primo. Al contrario, invece, l’ingresso nel governo di una parte del Psd, attualmente auspicato dai democratici, risulterebbe ostacolato dal partito liberale. Ad una maggioranza estremamente divisa tuttavia, per il momento, non sembra affiancarsi un’opposizione forte ed in grado di sostituirsi ad essa nell’eventualità di elezioni anticipate. Il partito social-democratico, infatti, fatica a ritrovare la propria identità dividendosi fra il richiamo dei conservatori esercitato sul gruppo di Nastase e quello esercitato dai democratici sui dirigenti. Il rischio è quello di una paralisi del sistema che avrebbe ricadute enormi soprattutto in politica estera ed, in particolare, sulla questione dell’ingresso della Romania nell’Unione europea.

 

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