Dall' osservatorio sui balcani
scrive Mihaela Iordache
Romania: sieropositivi ed emarginati
La metà dei bambini europei sieropositivi
vivono in Romania. Sono stati nella maggior parte vittime di trasfusioni
con sangue infetto. Negli anni '80 si nascondeva il problema che solo
ora si inizia, con difficoltà e pregiudizi, ad affrontare
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Nel 2005 si stima che
sono morte a causa dellAIDS tre milioni di persone, il 70%
delle quali solo in Africa. Si muore però anche in Europa
dove la Romania resta il paese con il numero più alto di
pazienti affetti da HIV\AIDS nell'Europa Sud Orientale.
All'inizio degli anni novanta si scoprì
che oltre il 50% dei bambini sieropositivi europei vivevano in Romania.
Secondo una statistica pubblicata dalla Commissione per la prevenzione
dell'AIDS di Bucarest, il 31 dicembre 2005 erano registrati 9825
malati di AIDS dei quali 7263 bambini ed adolescenti. Ora si parla
di oltre 11.000 persone colpite.
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Solo l'anno scorso più di 360 bambini sono deceduti
a causa della malattia. Negli ultimi cinque anni invece oltre 4300 persone
malate di AIDS sono scomparse. La maggior parte dei giovani ha contratto
l'infezione alla fine degli anni ottanta attraverso trasfusioni di sangue
eseguite negli ospedali della Repubblica Socialista di Romania. Soprattutto
negli orfanotrofi: molti bambini sottonutriti infatti e con resistenza
immunitaria debole venivano spesso sottoposti a trasfusioni di sangue
e quindi erano più esposti.
Dell'esistenza del virus si è saputo in Romania
quando le autorità comuniste decisero che si potesse sapere, alla
fine degli anni ottanta, mentre in altri paesi era già noto dal
1981, quando fu diagnosticato per la prima volta. E da allora i medici
si sono confrontati con migliaia di casi di bambini infetti, che non rispondevano
ad alcun trattamento e che in molti casi erano già ridotti a pelle
ed ossa, in stadi avanzati della malattia. Molte di queste immagini shock
hanno fatto il giro del mondo. Per la stessa gente comune fu una scoperta
da brividi.
Le autorità guardarono con fastidio alla campagna
internazionale che mostrava i bambini romeni malati di AIDS perché
ritenevano ingiusto mostrare solo i problemi del paese. Ma quest'atteggiamento
andò a discapito dell'individuazione di strategie e piani di azione
per aiutare le migliaia di giovani infettati in tenera età con
una siringa non sterilizzata.
I primi casi di AIDS nei minori sono stati riferiti
all'Organizzazione mondiale della sanità nell'89 ma ancora poco
si sapeva nel paese su quante persone erano state colpite dal virus.
Nei giorni scorsi, nell'ambito di una riunione regionale
tenutasi a Bucarest tra i rappresentanti dell'Europa del Sud-Est, il ministro
romeno della Salute, Eugen Nicolaescu, ha dichiarato che paghiamo
ora, con risorse importanti, gli errori fatti per la maggior parte dal
regime comunista, errori in seguito ai quali 10.000 persone, soprattutto
bambini, sono stati infettati probabilmente nelle unità sanitarie.
Il ministro ha ricordato che l'intera regione attraversa un periodo
di transizione, con molte priorità che derivano dalla necessaria
riforma economica o dalle situazioni di post conflitto e che aspettano
una soluzione.
Il ministro romeno ha affermato che nellattuale
contesto problemi come HIV/AIDS trovano comunque un posto sulla
nostra agenda di priorità. Anche se non mancano le difficoltà.
In effetti, secondo le stime della Banca Mondiale,
se non si prendono misure efficaci, entro il 2010, l'1% della popolazione
della Romania potrebbe essere infetta da HIV. Nel 2000, lHIV/AIDS
è stata dichiarata priorità nazionale e in questo senso
è stato varato il Programma nazionale di accesso accelerato al
trattamento e cure mediche.
Nelle sue prese di posizione, il presidente della Commissione
nazionale per la lotta all'AIDS, Adrian Streinu Cercel, ha dichiarato
che in Romania i bambini infettati con HIV hanno diritti che nessuno
al mondo ha. Un'affermazione ardita: questi diritti
constano di un supplemento nutrizionale di 54.000 lei al giorno (circa
1 euro e mezzo), una somma mensile di due milioni di lei (circa 58 euro)
che i genitori o un parente possono ricevere come accompagnatore, ed infine
di cure gratuite che costano allo stato annualmente 28 milioni di dollari.
L'anno scorso Cristian Traicu dell'Organizzazione Angeli
Custodi-Medgidia - membro dell'unione nazionale delle organizzazioni
per le persone affette di HIV/AIDS, UNOPA - aveva fatto un appello alle
autorità chiedendo di rispettare il diritto alla vita, alle cure
e ad un posto di lavoro, quindi il diritto ad una vita decente.
I giovani ammalatisi dal canto loro riportano che l'80%
di loro sono stati infettati non per loro causa ma per trasfusioni di
sangue infetto o con siringhe non sterili. Se nessuno ha pagato
per il male che mi hanno fatto quando avevo 2-3 anni, allora lo stato
ha l'obbligo di assegnarci una somma mensile che ci assicuri una vita
decente, ha dichiarato un giovane malato di AIDS, citato dalla stampa
di Bucarest.
Nellottobre del 2002 è entrata in vigore
la legge 584 relativa all'adozione di misure contro la diffusione della
malattia in Romania nonché alla tutela delle persone sieropositive
o affette dall'AIDS. Secondo la legge le persone in causa hanno diritto
alla vita, a non essere discriminate, alla libertà di movimento,
al lavoro. Inoltre i funzionari che hanno accesso ai dati privati devono
per legge mantenere la riservatezza.
Ma non accade sempre così. Ci sono casi in cui
una persona ha perso il lavoro perché sieropositiva oppure perché
aveva un bambino malato di AIDS. I pregiudizi sociali nei confronti di
queste persone persistono e conducono allisolamento. Molti genitori
hanno dovuto cambiare più volte la casa o la scuola dove studiava
il figlio malato. Altri hanno preferito abbandonare il figlio malato invece
di lottare per lui.
Nella Valle del Jiu, una regione mineraria sommersa
dalla povertà, vivono 97 minori sieropositivi, in maggior parte
nati tra il 1989 e il 1990. Negli ultimi due anni almeno dieci bambini
sono morti a causa del virus. Le mamme continuano ancora a chiedere come
sia stato possibile che da genitori sani siano nati bambini malati. I
giovani sanno di essere diversi ma vogliono vivere come se
non lo fossero. Hanno una volontà di ferro, anche se il loro corpo
può essere abbattuto da un semplice raffreddore. Le autorità
e le ONG cercano di spiegare alla gente come si diffonde la malattia e
perché i piccoli devono essere accettati. Compito non facile. Molti
di questi bambini non hanno mai seguito un corso scolastico.
Un esempio dei molti pregiudizi ancora presenti è
stata la costruzione del Centro Santa Maria per bambini sieropositivi
abbandonati dai genitori nel villaggio Golesti della contea di Vrancea.
La gente del posto ha protestato contro la presenza dei bambini nelle
loro vicinanze ma alla fine gli spiriti si sono calmati anche grazie alle
spiegazioni, ai depliant e allinformazione circa la trasmissione
della malattia dati rgazie ad una campagna che ha avuto eco nazionale.
Qualcuno dei giovani del centro ha anche potuto essere inserito nella
scuola del villaggio e frequentare i corsi.
La gente di Golesti considerava i bambini affetti dall'AIDS
come un pericolo, anche se vivevano confinati in un centro privi di contatto
con l'ambiente esterno. I minori sono coscienti che la gente non li vuole,
e non riescono a darsene una ragione spesso ritenendo di aver sbagliato
qualcosa. Presso la Fondazione Romanian Angel Appel sette bambini sieropositivi
elaborano una banca dati con testimonianze dirette che riguardano la discriminazione
sociale. E un progetto a cui partecipano Romania, Russia, Italia,
Spagna e Portogallo. Forse le loro testimonianze dirette riusciranno a
cambiare qualcosa nella percezione delle persone nei loro confronti. Forse
molti capiranno che questi hanno bisogno d'aiuto ma soprattutto d'affetto.
Perchè per loro ogni istante della vita conta. E si conta.
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