Romania: paese d'immigrazione
26.04.2006 scrive Mihaela Iordache giornalista del Osservatorio dei Balcani
Un cambio di paradigma. Non è più esclusivamente un paese
che esporta manodopera. Ora in Romania alcuni imprenditori richiedono
lavoratori stranieri. Un'imprenditore tessile dell'est del Paese ha recentemente
richiesto 1500 lavoratrici cinesi
Ha fatto discutere l'annuncio di un imprenditore romeno della città
di Bacau (nellest del paese) che ha dichiarato di voler assumere
per la sua azienda tessile più di mille operaie dalla Cina. Il
fatto può sembrare strano, soprattutto per un paese conosciuto
come grande esportatore di manodopera.
Cristina Curpanaru, direttrice economica nell'azienda
tessile di Bacau ha chiesto al ministero romeno del lavoro di poter assumere
1500 cinesi. La direttrice spiega le motivazioni che l'hanno condotta
ad una tale scelta: "Ho assunto persone disabili, uomini, ma abbiamo
ancora bisogno di lavoratori. Le donne di Bacau non vogliono usare la
macchina da cucire. Stanno a casa, incassano l'aiuto di disoccupazione
e ricevono soldi dai parenti che sono andati a lavorare in Spagna.
Già, in Spagna, come in Italia, Germania, Irlanda
e in altre parti del mondo oltre 2 milioni di romeni lavorano contribuendo
con le loro rimesse al 4% del PIL della Romania. Hanno lasciato il paese
per guadagnare di più o spesso spinti dalla disperazione della
lotta quotidiana contro la povertà. Ma la povertà viene
percepita in modo differente da un paese all'altro. Gli stipendi che potrebbero
guadagnare in Romania non interessano più molti romeni che lavorando
all'estero possono invece ottenere dieci volte di più. Possono
essere attraenti invece per altri e i sindacati che sentono la concorrenza
reagiscono ai cambiamenti che riguardano il mercato di lavoro.
Al di là delle preoccupazioni che riguardano
l'assunzione di lavoratori stranieri al posto di romeni, i sindacati chiedono
regole precise ed una legislazione a tutela dei dipendenti. Bogdan Hossu,
il leader della confederazione Cartel Alfa, si dichiara preoccupato in
quanto in Romania non c'è un quadro legislativo adeguato
per amministrare correttamente tali situazioni.
I sindacati, che si stanno battendo in questi anni
anche per assicurare condizioni decenti di lavoro per i romeni che lavorano
all'estero, dichiarano di impegnarsi anche a favore degli stranieri in
Romania. I motivi per cui gli imprenditori autoctoni cercano manodopera
allestero sono conseguenza, secondo il leader sindacale Hossu, della
mancanza di azione delle autorità romene per creare condizioni
di lavoro decenti e una politica salariale adeguata che spingono
i lavoratori romeni a non accettare determinati impieghi, creando alcuni
fenomeni paradossali.
E' il caso dell'azienda tessile di Bacau che sembra
solo l'inizio di una nuova configurazione del mercato di lavoro romeno.
In Romania l'indice di disoccupazione si aggira intorno al 5,9% mentre
lo stipendio minimo è di 86 euro mensili. Tuttavia il paese occupa
il 41-esimo posto in Europa per la retribuzione oraria. Accanto all'Albania,
Ucraina, Bulgaria, Bielorussia, la Romania è uno dei paesi con
un livello salariale più basso: 1 euro all'ora, minimo netto. Mentre
in Ungheria la retribuzione oraria rappresenta il 12% di quello registrato
in Danimarca. Prendendo sempre a riferimento la Danimarca, in Polonia
unora viene pagata il 13%, in Slovacchia il 10%.
In vista dell'entrata della Romania nell'UE, prevista
per il gennaio 2007, si stanno investendo molti fondi in aprticolare nelle
infrastrutture e in opere edili. Un altro campo oramai carente di manodopera.
Le aziende edili sono le più colpite dalla migrazione dei lavoratori
verso Italia, Israele, Germania, Spagna. Si stima che oltre 200.000 muratori
romeni lavorano all'estero per uno stipendio che va dagli 800 ai 1000
euro. Nei prossimi 3 - 4 anni la Romania avrà bisogno di 50.000
muratori che non sono più disponibili sul mercato interno. Ad annunciarlo
è la Federazione generale del sindacato dei costruttori. Secondo
i sindacalisti la Romania arriverà al punto di importare manodopera
dalla Repubblica Moldova, dallUcraina, dal Pakistan, dallIndia
o dalla Turchia.
Occorrono lavoratori per costruire strade, per costruire
abitazioni: il paese registra una situazione deficitaria con 0,8 camere
per persona rispetto alle 3,4 nei paesi sviluppati. Secondo uno studio
elaborato dall'Istituto nazionale di statistica, nell'Unione Europea per
le infrastrutture il livellodi investimento è di circa 712.000
euro/kmq di territorio mentre in Romania vengono destinati solo 31.000
euro/kmq. Si tratta di un 25% del Pil europeo contro un 10% del Pil in
Romania.
Tuttavia il ritmo di crescita accelera e si costruiscono
sempre più palazzi. A gennaio del 2006 gli investimenti sono cresciuti
del 20% rispetto al periodo precedente. Come si è verificato anche
nel caso dei nuovi paesi dell'Europa centrale e dell'est, ora membri dell'UE,
la migrazione della manodopera ha un effetto boomerang. La Lituania ad
esempio si è trovata ad affrontare la mancanza di lavoratori nelledilizia
e di conseguenza ha dovuto incoraggiare l'assunzione di lavoratori bielorussi
o russi. La storia si ripete anche in altri paesi baltici o ex comunisti
che pian piano stanno perdendo la capacità di attrarre gli imprenditori
stranieri in virtù di una manodopera autoctona a basso prezzo.
Si scopre così anche nel caso della Romania che il paese non è
solo un esportatore di manodopera ma anche un importatore.
Secondo i dati del ministero del Lavoro di Bucarest
sono stati registrati solo 3500 permessi di lavoro, la maggior parte per
cittadini provenienti dalla Repubblica Moldova, Turchia, Cina e Francia.
Irrilevante comunque per riempire il vuoto lasciato dagli emigrati. Gli
investitori non hanno bisogno di permesso di lavoro se hanno unattività
del volume di almeno 50.000 euro oppure se assumono 12 lavoratori romeni.
L'anno scorso in seguito ai controlli per 76 datori di lavori si è
scoperto che 172 stranieri lavoravano in nero. Spesso la corruzione e
la burocrazia impediscono la loro regolarizzazione.
Nella prospettiva dell'adesione all'UE gli esperti
anticipano inoltre un afflusso di manodopera altamente qualificata dall'UE
verso la Romania nel caso in cui compagnie occidentali decidano di aprire
uffici, portando propri manager mentre i romeni svolgeranno a loro avviso
compiti esecutivi. Dall'altra parte diversi studi indicano che le grande
aziende straniere si stanno orientando sempre più verso la manodopera
autoctona altamente qualificata. Desta però preoccupazione per
il mercato interno del lavoro la concorrenza che sta arrivando dai paesi
poveri dell'Oriente e dell'Africa da dove ci si aspetta un' immigrazione
di lavoratori, mentre in Romania in molti hanno perso il lavoro nel settore
industriale e agricolo.
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