Romania: soli da emigrazione
I genitori partono per lavorare all'estero
e loro, i bambini, rimangono con i nonni, gli zii od altri parenti. In
Romania, dopo alcuni drammatici casi di cronaca, si è iniziato
a discutere di questo nuovo fenomeno sociale
Milioni di romeni lavorano allestero nel tentativo di assicurare
una vita migliore alle loro famiglie. Molti di loro però si lasciano
dietro, a casa, i bambini, spesso affidati ai nonni, ai parenti o addirittura
ai vicini. Si tratta ormai di un fenomeno sociale, con implicazioni psicologiche
profonde.
scrive Mihaela Iordache
Due tragici eventi avvenuti di recente in Romania non
solo hanno sconvolto lopinione pubblica ma hanno aperto un dibattito
che coinvolge varie istituzioni, dalla scuola ai centri per la protezione
dei minori.
Il più recente è quello avvenuto nel
villaggio di Ciortesti vicino alla città di Iasi, nellest
della Romania. Un bambino di dieci anni, R. S. si è impiccato.
Tutti lo ricordano come un alunno modello, molto sensibile e appassionato
di computer. Proprio per comprargli un computer la madre era partita a
febbraio, promettendo di ritornare dopo tre mesi con i soldi necessari.
Nè la promessa del computer, nè le telefonate che si faceva
fare dal padre hanno potuto sostituire la presenza materna. Il giorno
precedente la tragedia, nellora di geografia, il bambino ha fissato
a lungo latlante: guardava lItalia e misurava le distanze.
In effetti, non sembra così lontana dalla Romania. Avrebbe dovuto
aspettare il ritorno della madre per ancora qualche mese. Invece ha detto
a tutti di aver trovato la soluzione per riportare presto la mamma a casa.
Nessuno gli ha chiesto quale fosse la soluzione. Lintero villaggio
ha saputo e vissuto la tragedia solo quando ha sentito le urla urli del
padre che ha trovato il figlio impiccato in cucina. Spesso le telefonate,
i pacchi, i soldi guadagnati con i sacrifici allestero non riescono,
in patria, a riempire il vuoto affettivo.
Appena due settimane prima della tragedia di Razvan,
nel sud della Romania, nel villaggio Dobroienii di Giurgiu sei bambini
rom, di età compresa tra uno e dodici anni, erano morti asfissiati
nel sonno nellincendio provocato da una candela nella loro casa
di cartone. Erano rimasti con lo zio che, al momento della tragedia, si
trovava nel negozio mentre i loro genitori erano andati a mendicare in
Italia. Vivevano in miseria assoluta, assieme agli animali senza acqua,
luce e quasi sempre senza cibo.
La Romania sta per entrare nellUnione Europea.
Se tutto va bene a partire dal 1 gennaio 2007 ne diventerà membro.
Cè una crescita economica sostenuta nel paese, cè
sempre più gente che vive meglio. Ma esistono tuttora profonde
discrepanze sociali. Stando ai dati indicati dai sindacati i poveri sono
nove milioni (quasi il 50% della popolazione) e un milione e mezzo vive
in estrema povertà. Un salariato con 3-4 milioni di lei al
mese (circa 100 euro) è un padre povero, un marito povero e ha
dei bambini poveri spiega Bogdan Hossu, leader del sindacato Cartel
Alfa. Per le autorità i poveri sono di meno, circa il 25% dei 22
milioni di abitanti.
Dati questi che possono far comprendere i motivi alla
base della forte emigrazione romena. Si stima infatti che due milioni
di romeni lavorerebbero allestero, in particolare in Spagna, Italia,
Irlanda e Germania. Molti hanno bambini che li aspettano e quando hanno
i documenti, un reddito sufficiente ed un alloggio chiedono il ricongiungimento
familiare. Altri lavorano in nero ma mandano comunque a casa soldi e pacchi
sperando così di fare felici i figli. La realtà è
invece molto più complessa..
Lispettorato scolastico di Iasi la contea
di Razvan - segnala che 10.000 alunni hanno un genitore che lavora allestero
ed avverte gli insegnanti di prestare attenzione al loro comportamento,
per poter prevenire altre tragedie. Gli insegnanti non devono limitarsi
solo ad insegnare. Conoscendo la situazione familiare di un bambino devono
essere più attenti al loro comportamento durante le lezioni,
avverte Camelia Gavrila, la rappresentante dellIspettorato scolastico
di Iasi. Dallaltra parte gli psicologi indicano i disturbi comportamentali
di questi bambini. Nel loro caso si avverte spesso unaggressività
nel linguaggio, un disinteresse per lo studio oppure stati di ansietà
ed apatia.
Secondo uno studio elaborato dallOrganizzazione alternative sociali
nellambito del Programma Solo a casa a Iasi l11%
dei giovani intervistati hanno riconosciuto di aver litigato o picchiato
di più amici o compagni si scuola. Il 65% ammette invece di sentire
la mancanza dellaffetto dei genitori.
Nella maggior parte dei casi i bambini vengono affidati
alle cure dei nonni, dei parenti, dei vicini o addirittura restano con
i fratelli, spesso a loro volta minorenni. Quasi il 10% dei minori che
hanno un genitore allestero è invece affidato allo stato.
Manca però una stima chiara in questo campo, dal momento che molti
romeni non hanno un contratto regolare, lavorando in nero. Secondo le
ultime regole in materia le persone che vanno a lavorare allestero
sono obbligate ad indicare, con una dichiarazione allUfficio nazionale
per la migrazione della manodopera, con chi lasciano i loro bambini in
patria. Fino a 18 anni i minorenni sono rappresentati dai genitori, da
un curatore oppure da un tutore nei rapporti con la scuola e le istituzioni
dello stato. Nella città di Cluj (in Transilvania) sedici bambini
i cui genitori sono andati allestero sono stati collocati in centri
per la protezione dei bambini. Monica Filip, rappresentante della Direzione
per la protezione dei bambini di Cluj spiega che il vero motivo per il
quale i bambini sono ospitati in questi centri è perché
sono stati abbandonati: Ci sono casi in cui i genitori non danno
alcun segno per mesi interi, spiega la Filip. Sta emergendo un fenomeno
nuovo e un quadro sociale preoccupante.
|