Bucarest - Il governo rumeno ha reso pubblici i dati definitivi relativi all'andamento dell'economia del paese nel 2005. Secondo il principale quotidiano economico locale, lo Ziarul Financiar, il bilancio dello scorso anno, nonostante le numerose e gravi difficoltà affrontate dal Paese, si può considerare positivo. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è cresciuto del 4.1%, risultato considerato soddisfacente nonostante sia circa la metà di quello registrato l'anno precedente (8,4%). Il rallentamento è imputato principalmente alla grave crisi dell'agricoltura, duramente provata dalla serie di disastrose alluvioni che hanno colpito il paese: quasi il 70% dei terreni agricoli hanno subito danni di diversa entità, e non stupisce quindi che il contributo del settore primario alla formazione del P.I.L. sia calato dal 13% nel 2004 al 9% nel 2005. Anche il settore industriale, tuttavia, fatto salvo il comparto edilizio, ha dimezzato i ritmi di espansione rispetto al quinquennio 2000 – 2004. L'economia del Paese è stata quindi trainata dalla crescita del mercato edilizio (10%, il 6,5% del P.I.L. nel 2005) e soprattutto dei servizi, che hanno rappresentato il 49% del P.I.L. nel 2005. Bene anche il rapporto fra consumi e investimenti, il cui andamento preoccupava il governo e gli operatori economici: mentre i primi hanno subito una frenata nell'ultimo trimestre dell'anno passato, i secondi hanno registrato un aumento, che ha riequilibrato il rapporto fra le due variabili. In un simile contesto – secondo il direttore dell'ICE (Istituto italiano per il Commercio Estero) di Bucarest, Ferdinando Pastore – caratterizzato da un lato da una crescita che, seppure diminuita, si mantiene ancora robusta (ben al di sopra, per fare un paragone, della media europea, e di quella di quasi tutti gli Stati membri) e da aspetti congiunturali negativi che non possono considerarsi dati strutturali, non si può, quindi, parlare di crisi, ma al massimo di rallentamento. La situazione, in ogni caso, va valutata nel contesto generale del processo di adeguamento della Romania agli standard europei, in vista del suo prossimo ingresso nell'Unione, che dovrebbe essere deciso entro fine maggio e venire ratificato a decorrere dal primo gennaio 2007. Proprio la messa in atto, da parte del governo, di provvedimenti finalizzati a centrare i parametri essenziali per l'adesione, fra i quali il cambio di moneta (1 luglio 2005) a fini antinflazionistici, e di stabilizzazione, costituisce d'altra parte uno dei capitoli più positivi della situazione economica sullo scorcio del 2005. Lo stesso ex Ministro degli Esteri italiano e attuale Vicepresidente della Commissione Europea Franco Frattini ha espresso, nel corso di una recente visita nel Paese danubiano, il suo ottimismo circa le possibilità che le verifiche di maggio posano avere esiti positivi. Per utilizzare le parole di Pastore, " l'aspetto macroeconomico essenziale è il processo di adesione all'Unione Europea, e sotto questa lente la situazione non può che essere considerata positiva ". Se l'andamento generale dell'economia non solleva, quindi, particolari preoccupazioni, meglio ancora stanno le cose per quanto riguarda gli interessi e la presenza delle aziende italiane in Romania. I settori in cui esse sono maggiormente presenti, infatti, hanno spesso registrato incrementi ben al di sopra della media (valga per tutti il settore delle costruzioni, di cui si è già segnalato il risultato di tutto rispetto), mentre, per ovvi motivi, esse sono risultate ben poco colpite dalla crisi agricola, principale fattore negativo dell'economia del paese. La Romania rimane, del resto, un Paese in crescita, uscito dalla fase di transizione all'economia di mercato e ben lontano dalle minacce di recessione, una condizione che favorisce gli investimenti e i piani di sviluppo. L'Italia, con un volume di scambi pari a 9,3 miliardi di Euro (di cui 5 di export dalla penisola), rimane anche quest'anno il primo partner commerciale del paese , a sua volta fra i primi quindici partner commerciali italiani. Ogni anno, aprono in Romania settecento - ottocento nuove imprese italiane ed il 2005 non ha fatto eccezione. Le aziende italiane – sempre secondo il direttore dell'ICE Pastore – vedono aprirsi davanti a sé numerose prospettive di sviluppo. Due appaiono in questo senso i settori strategici verso cui indirizzare gli sforzi: le opportunità aperte dall'adesione alla UE e lo sviluppo del mercato interno. Per quanto riguarda le prime, con il probabile ingresso affluiranno in Romania i fondi strutturali "di coesione" che Bruxelles dedica alle aree meno sviluppate (che andranno però a sostituire i già erogati fondi di preadesione PHARE, ISPE e SAPARD), destinati soprattutto ala creazione di infrastrutture di vario tipo. Al contempo, il rallentamento della crescita economica non sembra aver modificato i dati di fondo dello sviluppo romeno, contraddistinto, oltre che dal processo di adesione europea, da un lento ma costante incremento dei consumi e da un conseguente sviluppo del mercato interno, per ora ancora formato da nicchie di consumi di lusso o comunque d'elite, ma potenzialmente appetibile per gli operatori internazionali. In entrambi i casi, sembra profilarsi una modifica della situazione attuale, che vede la Romania attirare principalmente stabilimenti delocalizzati, grazie al basso costo del lavoro. La produzione finalizzata all'esportazione potrebbe a poco a poco essere integrata con la costruzione di infrastrutture e con la produzione per il mercato interno. In questo senso – conclude Pastore – avere già una forte presenza in loco dovrebbe costituire un notevole fattore di agevolazione per campagne di marketing e di penetrazione commerciale, così come il legame strategico con uno dei paesi rivieraschi del Mar Nero costituisce un potenziale sbocco privilegiato alla grande area toccata da questo specchio d'acqua.


News ITALIA PRESS

 

WOP!WEB Servizi per siti web... GRATIS!