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Per l’ennesima volta i bambini
abbandonati della Romania tornano ad essere al centro delle polemiche
interne ed internazionali. Le ultime riguardano le affermazioni scioccanti
che arrivano da Theodora Bertzi, rappresentante dell’Ufficio romeno per
le adozioni: “Ci sono voci secondo le quali bambini abbandonati nelle
cliniche di maternità o nei reparti di pediatria verrebbero acquistati
per cifre tra i 4.000 e i 10.000 euro. Un altro scandalo è partito invece
dalla pubblicazione sui giornali americani New York Times e Washington
Post di un rapporto elaborato dall'Organizzazione non governativa Mental
Disability Rights International che ha svelato le condizioni disumane
in cui vivono centinaia di bambini disabili rinchiusi negli ospedali psichiatrici
romeni.
Negli ultimi tempi si parla sempre di più del fenomeno che riguarda la
vendita di neonati abbandonati dalle madri. Soprattutto nel caso in cui
siano privi di documenti d’identità i neonati spariscono dai reparti maternità
senza lasciare tracce.
Ciò accade spesso anche grazie alla complicità delle madri stesse che
si accordano con gli aspiranti compratori-genitori adottivi. Altre volte
invece sono degli assistenti sociali a segnalare ai potenziali “compratori”
un bambino abbandonato e quindi “disponibile”.
Il fenomeno colpisce in modo particolare i reparti maternità delle grandi
città come Bucarest, Oradea, Iasi, Cluj o Costanza. La stampa romena segnala
situazioni in cui i protagonisti – giovani coppie che vogliono mantenere
l’anonimato - raccontano episodi che sembrano affari da mercato nero.
Per esempio, una assistente sociale avrebbe proposto una procedura “rapida”
di adozione che partiva dalla tariffa di 4000 euro per un bambino da genitori
rom fino ad arrivare a 10.000 euro per un bambino nato da genitori romeni.
Esasperate dalla burocrazia soffocante che regolamenta l’ambito delle
adozioni sempre più coppie preferirebbero la strada più breve anche se
illegale del comperare un bambino direttamente in ospedale. “Abbiamo sentito
anche noi – afferma Theodora Bertzi responsabile Ufficio nazionale per
le adozioni – che ci sono casi in cui gli assistenti sociali che dovrebbero
vigilare affinché la legge si applichi hanno invece ormai un’agendina
con questi neonati e con le persone che vogliono adottarli contro una
somma in valuta”.
Del fenomeno sarebbero responsabili soprattutto i direttori dei reparti
maternità che “o non conoscono la legge o non vogliono applicarla”. Ora
si è arrivati alla situazione in cui gli ospedali tengono “sotto chiave”
i piccoli abbandonati.
Un caso molto mediatizzato è stato quello dell’ospedale Caritas di Bucarest
dove ogni anno si registrano 50 abbandoni. Oggi nel reparto dei neonati
sono presenti 20 bambini senza identità e abbandonati, chiusi a chiave
per paura che vengano rubati. Molti di loro hanno 6 mesi, ma non avendo
ancora un’identità non sono stati affidati ad assistenti, così come prevede
la legge.
Sulle statistiche che riguardano i bambini abbandonati c’è guerra tra
Ong, associazioni, comitati e autorità romene. Ad esempio l’UNICEF indica
un numero di circa 4000 neonati abbandonati ogni anno nei reparti maternità
ed altri 5000 negli ospedali pediatrici. Secondo l’UNICEF la causa principale
sarebbe la mancanza di educazione visto che il 42% delle mamme che abbandonano
i loro bambini non hanno frequentato la scuola e vivono sotto la soglia
della povertà. In pratica le cifre presentate dall’UNICEF mostrano che
il numero degli abbandoni negli ospedali pediatrici è uguale a quello
registrato 30 anni fa. Le autorità romene rendono noti però dati diversi.
Secondo l’Autorità nazionale per la tutela dei diritti dei bambini nel
2003 il numero totale dei bambini abbandonati, sia nelle maternità che
negli ospedali pediatrici, è stato di 5130.
In Romania sono più di 2000 le famiglie che hanno fatto richiesta di adozione,
ma ufficialmente solo 800 bambini aspettano di essere adottati. Il contesto
è infatti complesso ed ha condotto - dopo un periodo di sospensione -
all’impossibilità di effettuare adozioni internazionali.
Le autorità romene inoltre non hanno più alcuna informazione su 1500 bambini
che sono stati adottati da famiglie all’estero dopo il 1997. La maggior
parte sono stati adottati negli USA, Svizzera, Spagna e Italia. Nonostante
le agenzie straniere che avevano fatto da intermediari nella procedura
di adozione avessero l’obbligo di inviare regolarmente alle autorità romene
rapporti di monitoraggio, questo non è mai avvenuto.
Theodora Bertzi, segretario di stato per l’Ufficio romeno delle adozioni,
dichiara pubblicamente che la colpa sarebbe delle autorità dei paesi esteri
poiché hanno autorizzato le agenzie che hanno agito da intermediari nella
procedura di adozione. Nel caso dei 1500 bambini di cui le autorità romene
hanno perso le tracce, l’Ufficio Romeno per le adozioni intende inviare
lettere e mandare personale nei rispettivi paesi per entrare in possesso
dei rapporti di monitoraggio. In alcune situazioni però anche quando i
rapporti sono stati inviati a Bucarest si sono rivelati falsi, come nel
caso di un bambino romeno adottato da una famiglia negli USA: ”Abbiamo
ricevuto i rapporti post-adozione; tutto sembrava perfetto, il bambino
stava bene con la sua nuova famiglia. E poi abbiamo appreso dai giornali
che il padre era stato condannato a 30 anni di carcere perché aveva abusato
del bambino.”
Secondo la Bertzi “è strano che questi stati chiedano la modifica della
legge sulle adozioni per sbloccarle quando nel frattempo non sono stati
capaci di rispettare la Convenzione dell’Aia, valida in quel periodo”.
Dal 2005 la legislazione romena, in ottemperanza alle raccomandazioni
dell’UE vieta le adozioni internazionali, almeno che uno dei futuri genitori
non abbia un rapporto di parentela con il bambino. La decisione del governo
di Bucarest ha scatenato critiche soprattutto da parte degli USA. Recentemente
anche 120 parlamentari europei hanno firmato una petizione per chiedere
più flessibilità per le adozioni internazionali. Ma era in rispetto delle
raccomandazioni Ue che dal 2001 la Romania ha istituito una moratoria
che sospendeva le adozioni fino al 2005, quando è stata varata una legge
che rende praticamente impossibili le adozioni internazionali. Per poter
adottare un bambino (nei casi in cui le pratiche erano già state avviate)
28 famiglie straniere si sono trasferite in Romania.
L’ultimo allarme che riguarda i bambini orfani della Romania è stato lanciato
da due giornali americani - il New York Times e Washington Post - che
hanno ripreso un rapporto pubblicato dall’ONG “Mental Disability Rights
International“. In quest'ultimo si descrivono le condizioni “atroci” in
alcuni orfanotrofi e ospedali psichiatrici soprattutto a Timisoara e Braila:
bambini disabili, scheletrici, tenuti in condizioni misere, immobilizzati
nel letto dell’ospedale.
L’organizzazione Mental Disability Rights afferma che i minori non pesavano
più di 13 kg. “I bambini erano come ad Auschwitz”, dichiara il rappresentante
dell’organizzazione Eric Rosenthal, citato dal New York Times. Secondo
il medesimo rapporto decine di minorenni sarebbero privi di documenti
d’identità e sarebbero tenuti isolati negli istituti per adulti.
Durissima la replica delle autorità romene che oltre ad aprire un paio
di inchieste – da parte del governo o del senato - tengono a precisare
che i dati non sono di attualità, che le fotografie pubblicate sono del
2004 e che soprattutto le cose sono migliorate. Inoltre ci sarebbe anche
una connotazione politica dietro allo studio pubblicato. In aiuto alle
autorità romene molto sensibili quando si tratta di salvaguardare l’immagine
del paese nel mondo, arriva anche la baronessa Emma Nicholson , europarlamentare
ed ex relatore per la Romania, nonché forte oppositrice alle adozioni
internazionali. Secondo la Nicholson, il documento dell’Ong è stato pubblicato
in un momento chiave per la Romania, a meno di una settimana dal rapporto
della Commissione europea (16 maggio) circa l’adesione della Romania e
della Bulgaria all’Ue: ”E' un tentativo di modificare la politica europea”,
considera l’eurodeputato. Oltre alla querelle o alle sfumature
politiche resta la domanda su come vivono in realtà i bambini ospitati
(o forse rinchiusi?) in istituti. Tutti, e non solo quelli per cui le
autorità magari a fatica alla fine darebbero ad un giornalista il permesso
di visitarli. In Romania oggi, grazie ai programmi di adozione o affidamento,
ci sono circa 30.000 bambini ospiti di istituti, un numero ridotto rispetto
agli inizi degli anni ’90 quando erano più di 100.000.
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